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Lavoro e Dignita
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Recensionied interviste "Lavoroedignità"

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Marino Severini - The Gang -

 

 

Nel posto giusto al momento giusto! Lavoro e Dignità.
Era ora. Ci voleva un'opera come questa. Ora e Qui. Ne avevamo bisogno per ritrovarci cantando.
Gianluca e Gianni, dopo tanto tempo e tanto lavoro ce l'hanno fatta.
La mia non è ne vuole essere una recensione, è soltanto la voglia di trasmettervi un po' della mia gioia per un disco del genere. Mi ha fatto agitare il cuore come se avessi riascoltato "Blonde on Blonde" dopo un anno di astinenza", mi ha restituito orgoglio e gioia, fierezza e commozione e questo, dico la verità, era tanto tempo che non lo provavo ascoltando un disco di canzoni. Mi ha fatto sentire meno solo e mi ha fatto venire la voglia di prendere e buttare dalla finestra una marea di stronzate spacciate per canzoni che a confronto servono solo a farti venire il latte ai coglioni. Le canzoni in Lavoro e Dignità sono belle perchè utili e viceversa, come nella migliore tradizione popolare, la nostra. Un disco che finalmente sa da che parte stare e che chiama da quella parte per riprendere il Grande Cammino dell'Emancipazione. Un disco che non assomiglia a nessun altro eppure me ne ha ricordati almeno un centinaio. Un disco che ha una grande memoria ma che sa essere indispensabile per chi vuole affrontare il presente ed il futuro con Dignità. E la conquista della Dignità non può prescindere da quella del Lavoro liberato. La dignità passa per il lavoro e viceversa. Quel Lavoro che è e deve restare articolo Uno, principio primo, solco e fondamenta del nostro vivere comune e civile. BRAVI!! Ned Ludd, bravi più di Tutti. Perchè a tutti noi avete ricordato la forza, la verità, il coraggio che ci può essere in un disco. Un disco non "ti fa sentire un buono a nulla". E a proposito di Woody Guthrie, lui stesso diceva che "la canzone popolare cresce se cresce il movimento operaio" e allora oggi quest'opera è il segnale che c'è, esiste ed è in atto una crescita di consapevolezza e di coscienza di un nuovo movimento operaio.
E i Ned Ludd ci insegnano anche che quest'opera è tale perchè fatta in completa autonomia pur essendo comune e condivisa da un ensemble costituito da più di 30 musicisti. L'autonomia culturale operaia è stata e resta parte integrante della crescita dell'autonomia politica operaia.
I Ned Ludd sono dei "poeti operai "una tradizione viva in molti paesi civili e che purtroppo nel nostro è stata per più di trent'anni soffocata, oscurata, costretta ai margini, ammazzata. Grazie ai Ned Ludd di aver contribuito alla sua Resurrezione con un disco come Lavoro e Dignità. Aggiungo, per finire, che ho l'onore di aver partecipato a questo lavoro anche io,insieme a Sandro e ad una nostra canzone " Sesto San Giovanni ", che ogni volta che sento questa versione mi piglia un nodo alla gola....Grazie Companero. Felice di esserci.
"Distinti Saluti"
Marino

P.S. come avete visto non ho scritto una sola parola circa le canzoni, il lavoro di arrangiamento molto curato, i testi bellissimi e cantati con una forza e un calibro della madonna... perché quello tocca a voi;poi ditemi se un disco del genere non è quello che ci voleva , ora e qui, al posto giusto nel momento giusto!!!! Lavoro e Dignità.

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Brigata Lolli
Lavoro e dignità, sono stati valori per i quali è stato versato molto sangue, in tanti hanno combattuto, in molti li hanno difesi strenuamente. Oggi sono ridotti ad utopie, calpestati da politici, affaristi, e furbetti del quartierino. E’ questo il tema cardine di Lavoro e Dignità, il nuovo disco dei romani Ned Ludd, ensamble musicale che ruota intorno al duo composto da Gianluca Spirito (voce e chitarre) e Gianni Di Folco (fisarmonica). Il disco è stato concepito e realizzato in un ampio arco temporale e vanta una schiera di ben trentacinque musicisti che hanno preso parte alla sua realizzazione, tra questi ricordiamo, i Gang ovvero i fratelli Severini, le voci recitanti Gigi Palla e Fabrizio Pagella (già presente nello strepitoso Resistenza degli Yo Yo Mundi) e l’ottimo percussionista Angelo Pinna.

Il disco offre una dettagliata e cruda visione del mondo del lavoro di oggi, nei testi si parla di una resistenza nuova, di lotta al precariato, di lavoratori sfruttati, di contratti di lavoro usurante. Sono storie che si ripetono ogni giorno, storie nate da esperienze e sofferenze personali, nascoste dai mass media guidati dalla politica e sottratte alla verità dell’informazione. I Ned Ludd si sono fatti portavoce, attraverso la loro musica, di un disagio collettivo, che nasce da una politica che ha mandato indietro l’orologio del mondo del lavoro di quindici anni.

Quindici come le canzoni presenti nel disco, che si apre con Lavoro e Dignità uno splendido brano di impostazione anglosassone condotto magicamente dal violino di Maria Letizia Beneduce e cantato dalla bravissima Karine Polwart, quando sul finale la voce di Marino Severini traduce recitando il testo, è quasi magia. " Un lavoro senza dignità non è lavoro, è altro/ un lavoro senza ferie retribuite, senza malattia pagata, senza regolare contratto non è lavoro, è altro", queste parole sono macigni che dovrebbero pesare sulle coscienze di tanti politici modernizzatori e scellerati.

Del disco Marino Severini scrive: "Le canzoni in Lavoro e Dignità sono belle perchè utili e viceversa, come nella migliore tradizione popolare, la nostra. Un disco che finalmente sa da che parte stare e che chiama da quella parte per riprendere il Grande Cammino dell'Emancipazione. Un disco che non assomiglia a nessun altro eppure me ne ha ricordati almeno un centinaio. Un disco che ha una grande memoria ma che sa essere indispensabile per chi vuole affrontare il presente ed il futuro con Dignità. E la conquista della Dignità non può prescindere da quella del Lavoro liberato. La dignità passa per il lavoro e viceversa. Quel Lavoro che è e deve restare articolo Uno, principio primo, solco e fondamenta del nostro vivere comune e civile".

C’è dunque da credergli, e per credergli basta sentire anche la successiva, Che Tempi, un brano che racconta del mondo del lavoro più delirante come quello dello sfruttamento, dei sottopagati, dei licenziamenti ingiustificati. Particolarmente bello è l’arrangiamento che si sposa alla perfezione con il cantato in romano di Spirito e Curci.

Se l’elettro-acustica Chiuso Per Sciopero, è caratterizzata dalla voce di Red Zapata e dalla chitarra tagliente di Sandro Severini, la successiva Buon Natale vede protagonista Gigi Palla alla voce recitante e un tappeto musicale eccellente dove spiccano il bouzuki di Gianluca Spirito e la cornamusa irlandese di Tiarnan O’Duinnchinn.

A Zero Ore, che riprende il titolo del disco precedente dei Ned Ludd, torna la voce di Marino Severini insieme a quella di Sandro Bartolucci (nella parte del manager senza scrupoli), Dino Parente e Gianluca Spirito.

Al centro del disco stanno brani come Risorsa Umana, Pronto Per La Corsa, Il Volo e Se 36 Ore, tutte legate dal tema degli orari di lavoro usuranti e caratterizzate ora da voci femminili di ottimo livello (Cristina Gentili) ora dalla voce recitante di Fabrizio Pagella.

Sul finale arrivano la movimentata Oggi hanno firmato, spinta da mandolino, ciaramella e cornamusa, la bellissima Olanda ’74, dedicata al gioco spregiudicato della nazionale orage, la muscolare Alla Riscossa e una riproposizione di Sesto San Giovanni dal repertorio dei Gang con ospite Marino Severini.

Chiudono il disco Another kind of love song, in cui brilla Karine Polwart alla voce e Distinti Saluti, dedicata a Joe Strummer.

Se qualcuno ha dichiarato il combat folk morto e sepolto, i Ned Ludd con Lavoro e Dignità ci dicono che invece è vivo e vegeto o meglio come dicono gli americani "Alive and Kickin’"

 

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Paolo Miserere - Barcollo ma non mollo

Lavoro e dignità. Una volta erano i due cardini portanti della nostra esistenza, oggi sono ridotti ad utopie difficili da realizzare.
Penso sia questo il tema principale del nuovo cd dei Ned Ludd, alias Gianluca Spirito (voce, strumenti a corda ed altro) e Gianni Di Folco (fisarmonica, ma anche putipù).
Un album sofferto, lungamente atteso e che ha richiesto sia molto tempo per la lavorazione sia una nutrita schiera di musicisti (ben 35!) per farlo.
Tra i musicisti che hanno collaborato a questo stupendo lavoro (70 minuti di musica) troviamo Marino e Sandro Severini, ossia i Gang, alcuni musicisti irlandesi con strumenti locali annessi, le voci recitanti di Gigi Palla e Fabrizio Pagella (già visto all’opera nel cd ‘Resistenza’ degli Yo Yo Mundi), il percussionista Angelo Pinna e molti altri.
E’ un progetto che esplora in maniera magistrale il lavoro e le contraddizioni che vive oggi tale settore; nei testi si fa riferimento esplicito al precariato, ai lavoratori senza contratto, agli atipici, in pratica a tutti i lavoratori oppressi e sfruttati del mondo d’oggi.
Sono racconti che scaturiscono da esperienze personali e da situazioni che purtroppo si perpetuano ogni giorno in Italia e che, sia la politica sia i mass media, sembrano nascondere o mascherare.
Si tratta in sostanza, come dicono gli stessi Ned Ludd, di 15 working song su 15 anni di passi indietro.
Il cd parte con la title-track introdotta da un assolo di violino di Maria Letizia Beneduce e che poi prende corpo con la voce delicata ed angelica della scozzese Karine Polwart, che racconta in inglese il nesso tra lavoro e dignità; la canzone viene chiusa magistralmente dalla stupenda voce di Marino Severini che in italiano traduce le parole appena pronunciate da Karine e le frasi come un lavoro senza dignità non è lavoro, è altro o un lavoro senza ferie retribuite, senza malattia pagata, senza regolare contratto non è lavoro, è altro sembrano ancora accompagnare le considerazioni di tutti sul declino che sta attraversando il mercato del lavoro.
Oltre a dare il titolo all’album, è sicuramente la canzone che meglio esprime la situazione del lavoro oggi in Italia.
Si sottolinea soprattutto come la precarietà è spesso sinonimo di insicurezza ed impossibilità nella progettazione del futuro e come tale condizione influenzi totalmente la dignità dell’essere umano.
Si prosegue poi con un’altra canzone-manifesto, ossia ‘Che tempi’, dove in romano le voci di Gianluca Spirito e Nazareno Curci ci raccontano episodi di puro delirio lavorativo come licenziamenti ingiustificati, sfruttamento dei lavoratori precari ed altro.
Si continua con ‘Chiuso per sciopero’ e ‘Buon Natale’, canzoni che ancora una volta calcano la mano sui tempi pazzeschi che stiamo vivendo; nella prima, spazio a Red Zapata alla voce e Sandro Severini all’inconfondibile chitarra elettrica, mentre nella seconda da apprezzare la voce recitante di Gigi Palla e la malinconica fisarmonica di Gianni Di Folco accompagnata sia dal lamento e dal bouzouki di Gianluca spirito che dalla cornamusa irlandese di Tiarnan O’Duinnchinn.
Dopo si riprende con la corale ‘A zero ore’ (titolo anche del precedente album dei Ned Ludd) in cui spiccano le voci di Marino Severini, Dino Parente e Gianluca Spirito insieme a Sandro Bartolucci che fa la parte del manager bastardo.
Sulla falsariga della precedente si va avanti con ‘Risorsa umana’ dove sono da apprezzare le voci femminili di Cristina Gentili e delle bambine Elisa ed Elena.
Dopo ‘Pronto per la corsa’ ed ‘Il volo’ (dove spicca la voce recitante di Fabrizio Pagella) è il  turno di ‘Se 36 ore’, dove i Ned Ludd ribadiscono e sostengono le 30 ore settimanali a parità di salario.
Si avanza con il ritmo incalzante e movimentato di ‘Oggi hanno firmato’ con mandolino, ciaramella, fisarmonica e cornmamusa a farla da padroni e a ricordarci che la musica popolare è viva e lotta insieme a noi.
Ci si avvia così alla fine e si chiude col botto con ‘Olanda ‘74′, dedicata al gioco d’attacco della nazionale orange di quegli anni ed impreziosita da un cameo di Marino Severini e dalle percussioni del bravo Angelo Pinna.
Dopo la strumentale ed energetica ‘Alla riscossa’, è ancora il turno di Marino Severini che duetta con un Gianluca Spirito in grande forma sulle note di ‘Sesto San Giovanni’, una delle canzoni più belle ed operaie dei Gang.
La canzone rifatta con ampio spazio dato a violino, viola e violoncello mette letteralmente i brividi.
La penultima canzone è ‘Another kind of love song’, dove la bella Karine Polwart dà sfoggio del suo stupendo talento vocale facendosi accompagnare solamente dalla sua chitarra acustica.
Il disco si chiude con ‘Distinti saluti’, dedicata a Joe Strummer, in cui vi è una breve presentazione di tutti i musicisti che hanno partecipato al cd.
Sono straconvinto che questo lavoro sarà sicuramente piaciuto anche a Paolo Mozzicafreddo che l’ha ascoltato da lassù; questa recensione è anche e soprattutto per lui.

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Kronic
Avete presente le tre scimmiette? Quelle che si coprono gli occhi per non guardare, la bocca per non parlare e le orecchie per non sentire? Beh questo non è certamente un disco per chi non vuole ascoltare, per chi fa finta di non vedere e per chi continua a non voler discutere di certi argomenti.
Perché questo è un disco di denuncia politica e sociale come non se ne facevano più da tempo. Correvano gli anni ’80. Pochi se ne ricorderanno ma, oltre ai paninari cazzoni ed alle finte risate di Drive In, bazzicavano la scena musicale italiana due ragazzi marchigiani innamorati dei Clash che andavano controcorrente, evocando soprusi ed ingiustizie in pungenti ballate folk dal piglio ribelle. Combat folk si diceva.
Ned Ludd, invece, era un operaio inglese che nel 1779 fece a pezzi un telaio meccanico in quanto simbolo di quelle tecnologie moderne che, nella sua visione, gli avrebbero rubato il lavoro. Da qui il termine luddismo. Da qui anche i Ned Ludd, ensamble musicale romano che ormai da una ventina d’anni ruota intorno al duo composto da Gianluca Spirito (voce e chitarre) e Gianni Di Folco (fisarmonica) ma che aveva partorito, fino ad oggi, un solo disco ("A Zero Ore" nel lontano 1998!).

"Lavoro e Dignità" è una autoproduzione realizzata, in realtà, nel 2007, ma solo ora distribuito sul mercato grazie ad Audioglobe. L’impianto sonoro è ricchissimo, con ben trentacinque collaboratori, tra cui proprio i fratelli Severini (alias Gang), oltre a membri di Yo Yo Mundi, Modena City Ramblers e un nugolo di musicisti scozzesi e irlandesi che impregnano l’opera di aromi inconfondibilmente celtici.
Ma la purezza folk della musica, resa attraverso strumentazioni fascinosamente arcaiche (dalla ghironda alla cornamusa) e vibranti interpretazioni ricche di pathos, per quanto degna di un discorso a se stante, non rappresenta certo il motivo principale dell’importanza dell’album.
Che merita, diciamolo fin d’ora, di comparire tra i dischi italiani dell’anno. Perché tutti dovrebbero ascoltare e meditare su parole che qui pesano come macigni. Perché proprio questo è l’anno che tante morti sul lavoro ha portato con se. Perché con questa opera i Ned Ludd sono stati, purtroppo, veritieri profeti di sventura, portando a galla le crescenti problematiche di ciò che dovrebbe dare dignità agli uomini e sempre più invece ne toglie loro. Il lavoro.

Nel posto giusto al momento giusto, come scrive giustamente Marino Severini: "Le canzoni in Lavoro e Dignità sono belle perchè utili e viceversa, come nella migliore tradizione popolare, la nostra". Utili perché atte a favorire la presa di coscienza popolare di concetti quali lotta al precariato, sfruttamento, lavoro usurante, che compaiono solo in forma annacquata nei titoli dei tg, solo quando la tragedia è eclatante. "Lavoro e Dignità" fa emergere un disagio collettivo che è invece sempre più diffuso e muterà il contesto sociale in tempi più rapidi di quanto si creda (o si voglia credere/far credere).
Oltre alla splendida versione notturna-jazz di Sesto San Giovanni (dei Gang), godetevi "Olanda ‘74", dedicata ad una delle più spettacolari formazioni calcistiche di ogni tempo. Sembrerebbe non c’entrare nulla con la tematica del disco. Ed invece si, perché rievoca splendidamente quell’ atmosfera dei tempi passati, quando la tv era in biancoenero ma gli "orange" erano comunque sempre gli orange. Quelli che imponevano il proprio gioco senza paura di nessuno, divertendosi e divertendo.

Come dovrebbe essere il lavoro per tutti noi. Il mezzo, cioè, di esprimere orgogliosamente ciò che si è capaci di fare, il proprio talento.
Magari senza la classe cristallina di Cruyff, certo, ma almeno, indiscutibilmente, senza sofferenza.

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Contestoweb

Chi era Ned Ludd? Un operaio tessile inglese che nel 1779, per protesta contro le nuove tecnologie colpevoli di rubare il lavoro, fece a pezzi un telaio troppo moderno. Da qui due secoli e mezzo o quasi di lotta di classe, in cui i padroni questo l’assunto di fondo cercano di massimizzare il profitto a danno dei propri operai, i quali, per difendersi, dovrebbero scassare macchine, incendiare fabbriche, eliminare sindacalmente (o fisicamente) il padrone e chi lo rappresenta. Ned Ludd è anche il nome di un gruppo musicale di Roma, genere combat-folk.
Ben 35 musicisti, e il loro ultimo disco Lavoroedignità che propone 15 working songs su 15 anni dicono di passi indietro sul lavoro e sui diritti dei lavoratori. Lavoro che sarebbe migrato a est, a sfiancare le schiene di poveri cristi senza diritti. Lavoratori costretti a donare al sistema più ore di quante può contenerne una giornata, costretti ad accontentarsi degli spiccioli e, in tempi di precarietà, a dire pure dei grazie, visto che armeno noi, ar 27, i soldi li piiamo.
Altre parole per la stessa battaglia, dunque, la stessa utopia di giustizia sociale ed equa distribuzione delle risorse che nessuno è mai riuscito a realizzare davvero. Forse perché si continua a sbagliare bersaglio, e a prendersela con il telaio, come il povero Ned Ludd. Davvero la lotta è tra servi e padroni, tra manodopera e tecnologia? Una distinzione facile, che fa comodo alle persone in malafede, tante, da una parte e dall’altra. Infatti, se sono rari i padroni oggi diremmo imprenditori che si fanno carico della dignità del lavoratore pagando anche di persona le storture di un sistema corporativo; se sono rari, di questi tempi, i datori di lavoro che evitano di usare la flessibilità come scusa per sottopagare il dipendente.
Ecco, sono ancora più rari i servi oggi diremmo dipendenti che ragionano da soci, non tanto o non solo in funzione del 27 del mese, ma in funzione del bene della propria azienda. Che se produce poco e male prima o poi viene espulsa dal mercato, con buona pace di tutti, anche dei contrattualizzati a tempo indeterminato, e quindi del fatidico 27, che tornerà ad essere un giorno come un altro. E che questa generazione di pressapochisti e parassiti da una parte e dall’altra sia aumentata in consistenza, in Italia, negli ultimi 15 anni, è sotto gli occhi di tutti.
Sarà la globalizzazione, la moneta unica, sarà, in fondo, che anche noi poveri provinciali italici siamo stati sbattuti di fronte alle nostre responsabilità, siamo stati costretti a scendere in campo, e a competere con chi le cose le sapeva fare meglio, da padrone e da servo. Forse è tutto qua, non siamo stati all’altezza, come Paese. Non lo siamo stati come persone, almeno fino ad oggi. Onore dunque ai romani Ned Ludd, che mettono in musica una deriva reale, quella del lavoro e dei suoi protagonisti (tutti, sindacati compresi). Un album da ascoltare tutto d’un fiato, a volume possibilmente alto. Poi, però, fermiamoci a riflettere un attimo, e decidiamo se continuare a prendercela con il telaio, condannando noi stessi, ancora una volta, a non cambiare il mondo.

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FolkWorld

Well in summary this CD review should read: Left folk music, fighting for working rights, is still alive!
In the very early days of FolkWorld, seeming like eons ago, FolkWorld featured this distinctive folk rock band from Rome. After so many years, this is indeed still only their second album, and with more than 70 minutes the band obviously felt with this CD that it was time to catch up...
The musical concept of Ned Ludd has remained the same, the music is based around social-critical, angry songs written by Gianluca Spirito, arranged mostly in a soft melodic version of folk punk rock, or with some more reflective talking lyrics. There are some great arrangements, often based around Gianni di Folco's accordion and Gianluca's guitars and other string instruments, with a strong emphasis on percussion - yet there is a wide ranging Italian folk instrumentation.
To add even further interest to the album, Ned Ludd managed to invite a number of international folk musicians to guest on a few numbers, including Scottish singer Karine Polward, Scottish fiddler extraordinaire Adrian O Rourke, Irish uilleanpiper Tiarnan O Duinnchinn and Swedish nyckelharpa player Matti Norlin.
And to come back to the start of this review - entitled "Work and dignity", every single song on this album has the interests of the working population at its heart - as the sleeve notes say, the 15 songs are "about working and not working today". Most of the songs have a modern take on the old theme of working rights - the titles say it all: "Workanddignity", "Shut for strike", "Zero hours a week", "168 hours a week". Apart from two English songs sung by Karine Polwart, all others are in Italian language.
Even if at times the music seems too strongly built around the social themes rather than being music for the sake of being music, this makes a good and proper political album.

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L'isola che non c'era

Gianluca Spirito e Gianni Di Folco sono l’anima di questo assortito ensemble musicale, i Ned Ludd, che a distanza di oltre un decennio dal precedente lavoro, "A zero ore", si ripropone con questo bel Lavoro e dignità, disco che non arretra di un metro dall’approccio combat folk con il quale i due musicisti hanno inteso portare avanti la loro cifra stilistica ma anche etica. E già il nome del gruppo che racchiude le proposte di Spirito e Di Folco è indicativo del loro senso nel fare musica: Ned Ludd, infatti, era un operaio tessile inglese che nel 1779, in uno scatto di rabbia distrusse un telaio meccanico come forma di protesta contro la rivoluzione industriale che minacciava l’occupazione dei lavoratori. Presero poi il nome di luddisti quei lavoratori dissidenti che, sempre in Inghilterra, diedero il via ad un movimento di opposizione all’ormai strabordante potere delle macchine. Ma qui i luddisti-musicisti non distruggono nulla bensì creano. Creano musica ed opportunità di riflessione, creano incontri (bella la versione di Sesto San Giovanni dei Gang con la presenza di Marino Severini alla voce ed il violino che la trasforma mirabilmente). Canzone forte, canzone popolare, canzone di lotta e di riflessione quella che ci viene proposta in questo album pieno di voglia di mostrare volti nuovi, eppure sempre uguali a quelli che hanno lottato prima di noi, per noi, per chi verrà dopo di noi. Di presentare storie diverse tra loro eppure fortemente radicate nel segno del lavoro e nel senso di appartenenza al mondo operaio. La canzone popolare che cambia pelle ma non amicizie, alleanze, obbiettivi, sapienze, speranze è qui fortemente radicata e non è casuale la presenza di Marino e Sandro Severini, da oltre venticinque anni in prima linea a raccontare la loro "versione dei fatti". Così come non è casuale la presenza di una sterminata teoria di musicisti impegnati nell’album: esempio che conferma che gli artisti, accettando di suonare in album come questo, sanno bene che stare "dalla parte del torto" può dare un senso più potente al proprio fare musica.

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Intervista su Estatica di Paolo Miserere

I Ned Ludd sono un gruppo romano formato da Gianluca Spirito (voce e strumenti a corda) e Gianni Di Folco (fisarmonica) che ha stupito positivamente un pò tutti con l’uscita nel 2007 dell’album ‘Lavoroedignità’; parlo di ciò ed anche di altro in quest’intervista con il leader Gianluca Spirito.

La prima domanda è scontata: da dove deriva il nome Ned Ludd?

Il nome Ned Ludd richiama alla prima rivoluzione industriale che ci fu in Inghilterra.
Nella terra di Robin Hood, di notte, delle persone distruggevano i telai larghi di coloro che non pagavano il giusto prezzo per il lavoro svolto.
Quel periodo per noi è molto importante per spiegare che tipo di progresso c’è oggi e qual è quello che, invece, piacerebbe a noi.
E’ chiaro che la nostra forma di lotta non prevede la distruzione delle macchine, poiché grazie a Dio, a 200 anni di distanza di passi avanti ne abbiamo fatti.
Chi detiene i mezzi di produzione invece sembra che sia rimasto ancora a quei tempi, visto che ci sono lavoratori che vengono licenziati per aver espresso le loro idee su quello che succede al lavoro.

Nel disco ci sono collaborazioni di membri di Gang e dei Modena city Ramblers, sono questi i due gruppi che vi hanno maggiormente influenzato nel vostro percorso musicale?

Sia "Le Radici e le ali" che "Appunti Partigiani", per come sono strutturati, hanno influenzato la nostra idea di concept album per "Lavoroedignità".
Essendo quasi contemporanei, perlomeno come ascolti musicali, di entrambi i gruppi io parlerei più che di dirette influenze musicali, di infinita stima e ammirazione per queste due band, a cui oggi si aggiunge un’amicizia veramente importante.
La loro coerenza, in questi anni, è stata veramente encomiabile.
In questo per i Ned Ludd, sia i Gang che i Modena City Ramblers, sono stati sicuramente dei modelli a cui ispirarsi. Naturalmente ci riempie di orgoglio essere accostati musicalmente a queste 2 band.

Quali sono le vostre principali influenze musicali?

Ormai, dopo più di 40 anni di musica le influenze musicali sono molteplici.
Riassumendo però quello che volevamo esprimere lo abbiamo integrato fondendo il nostro amore per la musica celtica con la musica popolare italiana interpretata con la grinta del punk.
E’ in questi generi che si possono ritrovare le influenze musicali di "Lavoroedignità" a cui si unisce il rap dei Public Enemy e la canzone d’autore sia internazionale che quella italiana che ci ha fatto innamorare della musica negli anni 70.

Sono passati 10 anni dal vostro primo cd ‘A zero ore’, cosa è cambiato da allora?Come si sono evoluti i Ned Ludd?

L’idea di allora dei Ned era di un collettivo che esprimesse le proprie istanze attraverso una musica folk rock.
Oggi siamo un duo, con idee ben precise sul percorso da seguire, che punta molto sulla musica tradizionale italiana.
E’ stata un’evoluzione naturale per continuare a parlare di lavoro ma con un vestito diverso.
E’ stato bello 10 anni fa produrre un cd con pezzi completamente costruiti in gruppo, è stato bello oggi produrre un cd insieme a 33 amici/musicisti/attori in cui continuare a dire che questo mondo non ci piace.

Il cd è un concept-album su lavoro e dignità: come mai avete deciso di scegliere questi due argomenti?

Per quello che ci riguarda avere un lavoro in cui sei trattato in una maniera giusta ti da la possibilità di poter essere positivo negli altri ambienti e con le altre persone di cui ti circondi.
Il titolo è in un’unica parola perché sta a significare che dove non esiste dignità noi non possiamo parlare di lavoro ma di un posto dove, per poter avere i mezzi di sussistenza per vivere, si accetta qualsiasi cosa. Questo non è il progresso che ci interessa.
Volevamo inoltre dire a coloro che oggi vivono una situazione di precarietà lavorativa di tener duro, che non è solo colpa loro se oggi vivono questa situazione.

A quale canzoni dell’album sei più affezionato?

Abbiamo convissuto per quasi 3 anni, di cui uno in studio, con queste canzoni, le abbiamo ascoltate, distrutte e ricomposte talmente tante volte che oggi è difficile dirlo.
Il testo di Olanda ’74 mi porta alla nostalgia di quando invece che essere dei puri spettatori di vittorie altrui eravamo i protagonisti di tante belle conquiste.

Come sta andando la promozione del disco?

Più che di promozione parlerei di libera circolazione della nostra musica.
Noi non promuoviamo un prodotto, cerchiamo di essere presenti per far conoscere la nostra musica, senza isterismi o calcoli.
Ringrazio Goodfellas, che ci distribuisce il cd, e Rossana che ne cura i rapporti con il mondo musicale perché ci stanno dando una grossa mano rispettando questa idea di musica che noi abbiamo.

Siete contenti del riscontro avuto da ‘Lavoroèdignità’?

Sì siamo decisamente contenti del riscontro che il CD sta avendo, soprattutto quando, quasi increduli, riceviamo ringraziamenti da parte di semplici amanti della musica ma anche e soprattutto da parte di lavoratori che stanno vivendo situazioni di disagio.

In Italia sembra sempre più difficile vendere dischi anche a causa di una concorrenza spietata, cosa ne pensi?

Penso che forse si sarebbe dovuto più spingere sul cd come prodotto culturale che come pura merce da cui trarre soldi. Forse, in questo modo, si sarebbero trovate ancora tante persone disposte a comprare cd, magari a un prezzo di 10 euro.
D’altronde le aziende che producono masterizzatori o computer sono le stesse che magari gestiscono delle case discografiche. Probabilmente avranno fatto i loro calcoli.
Oggi è più facile produrre un cd e ci sono molte altre forme per ascoltare musica, questo crea difficoltà a farsi sentire in un mare super affollato.
Questo può portare ad un ascolto meno attento della musica.

Il vostro è un disco molto schierato politicamente e prende spunto da storie vere, pensi che la politica sia sempre più lontana dalla gente comune?

Io non penso che il nostro disco sia schierato politicamente, quanto più schierato dalla parte di una classe a cui si sente di appartenere e alla quale abbiamo voluto dire grazie per quello che ha fatto.
Coloro che hanno scioperato per ottenere per tutti condizioni migliori, rimettendoci soldi, coloro che hanno rinunciato al proprio tornaconto per cercare di far star bene gli altri sono la nostra politica.
L’arte oratoria che vediamo oggi in tv non ci interessa, è un’altra cosa.

Sono convinto che esistano dei cd perfetti, me ne puoi indicare 3-5 che a parer tuo sfiorano la perfezione?

Due cd te li cito perché hanno influenzato la nascita di lavoroedignità
Dick Gaughan "True and Bold"
Pete Seeger "American industrial ballads"
Poi metterei
"Sandinista" dei Clash
"Darkness on the edge of town" Bruce Springsteen
"Burattini senza fili" Edoardo Bennato.

Grazie a Gianluca per la disponibilità concessami ed a tutti i componenti del gruppo (Gianni Di Folco, Angelo Pinna, Claudio Merico, Gianni Berardi, Alessandro Mazziotti ed anche Felice Zaccheo) per la bella musica proposta ed in bocca al lupo per tutto.

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Intervista Morning Star

Ned Ludd. You've heard the name, read the book, very probably got the T-shirt as well. Now you can hear the music courtesy of the Italian folk-roots band of the same name. Ned Ludd play south Italian acoustic folk music with Celtic influences, played with punk attitude. And, it has to be said, it works very well.
Ned Ludd's new CD is called Lavoroedignita, which translates to Work And Dignity. Over 30 musicians combine to make this an exhilarating release with musicianship of the highest quality and with politics firmly kept to the fore.
Think of the Clash, Blowzabella, Public Enemy and you won't go far wrong.
As well as the Italian musicians on Work And Dignity, fine contributions are made from Karine Polwart from Scotland on vocals, Mattie Foulds from Canada on drums and Tiarnan O'Duinnchinn from Ireland on pipes.
In keeping with the politics of Ned Ludd, this CD has a very internationalist flavor.
The main nucleus of the band are Gianluca Spirito and Giovanni di Folco. I recently asked Spirito how an Italian band came to choose Ned Ludd as their name.

"When I was 13 years old, one of my teachers at school told us to study the first industrial revolution in England. I discovered character of Ned Ludd in a book and I started being involved in another history," he beams.

"Not the one talking about kings, queens and wars but the one talking about people fighting for a better living.

"With our music, we like to show that side of the history and we loved the idea to choose an international name that immediately makes you think about the working class.

"Today, the Luddite movement is regarded as a backward-looking movement consisting of stupid people against progress, but we like to refer to it as a movement of people who wanted to defend their way of life from the inhumanity of capitalism."

So what is it that motivates Spirito in his music?

"I have always loved listening to music, I am a CD collector, going to concerts and playing the guitar. Today, as workers who aren't treated well, it's time to use our music to say what we think about working conditions.

"Politics for us is important not only for our music but above all for our life. When I was young, I was taught to see politics in this way and not as a way to get rich.

'Singing about work and dignity is a way to say thanks to all the working people who fought and died to conquer a better living, not only for them but for any other worker.

"Anyway it is natural for us to sing about this, as our favorite musical heroes are Dick Gaughan, Bruce Springsteen, Pete Seeger and The Clash.

"We'd like to bring our music abroad to meet other musicians, visit other countries and show that Italy is not only Silvio Berlusconi. The road is hard as we are a self-produced Italian folk band, but the fight is on."
Indeed it is.

Lavoredignita was released at the tale end on 2007 and is now available in Britain through www.fourdogsmusic.co.uk where you can also hear samples from the CD. You can also get more information on this fine band at www.myspace.com/nedludditaly

 

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Intervista DNews

I loro brani d'amore sono canzoni sociali. La rivoluzione arriva tra bus e combat folk

Un uomo arriva di buon mattino nell’azienda dove lavora da anni. Sta
per entrare ma il badge, il suo tesserino magnetico, non funziona.
Problema tecnico? No, gli risponde un addetto: " È che t’hanno licenziato". «Sarebbe divertente se non fosse che è successo davvero a un mio amico, in una ditta di via Tiburtina», racconta Gianluca Spirito. La sua voceè la stessa che canta questa e altre storie nell’album Lavoro e dignità. Nella vita di tutti i giorni, lui e il fisarmonicista Gianni Folco sono due impiegati dell’Atac. Fuori
dagli uffici invece sono i Ned Ludd, romani come la Banda Bassotti. Una voglia di fare musica, la loro, che dal 1987 prende a modello il "combat folk" dei Clash e continua oggi che di anni Gianluca ha 44 e
Gianni 39. Il loro debutto risale al 1998: A zero ore, come una tipologia della cassa integrazione. Per dargli un seguito hanno impiegato dieci anni. Nel frattempo hanno suonato tra Italia e Scozia, e avviato collaborazioni illustri.«Il loro disco mi ha fatto
agitare il cuore come se avessi riascoltato Bob Dylan dopo anni di astinenza»: parola di Marino Severini dei Gang che, insieme a Massimo Ghiacci dei Modena City Ramblers, hanno suonato in quest’album. I tasti su cui battono i Ned Ludd non sono cambiati. Eppure sono rimasti attualissimi. "Guarda quelli all’Alitalia", cantano infatti in Che tempi!, trasmessa in rotazione dal programma radiofonico"Caterpillar". «Fare musica vuol dire avere qualcosa di
urgente da dire - spiegano - Invece, mentre oggi diritti secolari vengono calpestati, il rock italiano da Ligabue in giù non ha nessuna capacità di denuncia». Obiezione: la musica non può essere solo combat folk. Risposta: «E neppure solo intimismo. Anzi, la verità è che anche le canzoni sociali sono canzoni d’amore». Entrambe, in fondo, sognano a modo loro la stessa cosa: una rivoluzione.

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Concerto Porto San Giorgio 11/8/08 - di Stefano "Zio Borg" Brunelli

Finalmente una location straordinaria per i Ned Ludd in quel di Porto San Giorgio, ridente paesino della costa marchigiana, un concerto tutto per loro con la possibilità di suonare 16, pardon 17 pezzi tutti d'un fiato, senza intervallarsi con altri gruppi. Si parte un po' tardino, poco prima delle 23:00, dedicando il primo pezzo, "Work and Dignity", a Oreste Scalzone in collegamento internautico dalla Francia. La formazione è al completo: Gianluca Spirito, lead vocal, alle chitarre e al bouzouki, Gianni di Folco alla fisarmonica e al putipù, Angelo Pinna al rullante, gran cassa e cajon, Claudio Merico al violino, Alessandro Mazziotti alle cornamuse, zampogne, flauti e ciaramella, Felice Zaccheo alla chitarra acustica, mandola e mandolino e Gianni Berardi ai tamburi a cornice. Si parte subito e il poco pubblico è contratto, ma si scalda subito con il secondo brano: "Che tempi!" battendo le mani e accennando un po' di danza. Per il terzo pezzo: "Chiuso per sciopero" sale sul palco l'ospite Michele "Red Zapata" Ciccola, colui che ha dato la voce nel disco a questa struggente canzone di denuncia e di lotta operaia. Il concerto scivola via nel migliore dei modi e il pezzo: "Uomini socialmente inutili" inizia veramente a scaldare il pubblico, seguito da "Olanda '74", canzone dedicata alla memorabile formazione che nel 1974 rischiò di vincere i Mondiali che si tennero nell'allora Germania dell'Ovest. "Risorsa umana", viene introdotta da Gianni di Folco con la spiegazione del titolo; per risorsa umana si intende, nel linguaggio moderno di chi sa parlare bene, il lavoratore e questo termine lo dispregia, abbassandolo di livello. Il gruppo romano prosegue con un pezzo solo musica intitolato: "Se lavora pe' vive" seguito dal bellissimo brano: "A zero ore", un ensemble musicale che unisce una lettera di un direttore generale alla denuncia che i Ned Ludd portano avanti da molti anni. Si continua con lo strumentale: "Alla riscossa", che assomiglia in tutto e per tutto, sia come spirito che come grinta, ai tradizionali irlandesi. Il decimo pezzo è forse il pezzo più conosciuto del gruppo di Roma: "Se 36 ore" e Gianluca Spirito intona dapprima un canto dei minatori in inglese, subito seguito da Felice Zaccheo con una strofa di un canto popolare laziale. "Ned Ludd", oltre ad essere il nome del gruppo è anche un brano musicale che viene proposto tutto d'un fiato al pubblico presente; un pezzo che si potrebbe definire rock, suonato magistralmente con strumenti tutt'altro che rock. "Oggi hanno firmato" è l'ennesima denuncia che il gruppo fa, questa volta verso il sindacato, che invece di "salvaguardare" l'interesse del lavoratore e non risorsa umana, firma il contratto a favore del padrone; stupendo il finale dove tutti e 7 i musicisti si cimentano con vari tamburelli, bodhran e gran cassa. Un finale tipicamente Irish. Siamo verso la fine del concerto e "Tiranaria" riporta un po' di Irish folk tra la gente. Il concerto sembra concludersi con l'ultimo pezzo: "Sesto San Giovanni", cover dei fratelli Severini che, a detta loro, è la più bella canzone italiana dedicata alla workin' class; sembra tutto finito quando Gianluca Spirito intona "L'isola che non c'è", dedicandola a tutti i sognatori. E si continua con altri 15 minuti di concerto perché per concludere il tutto, il gruppo regala una cover dei The Pogues: "Repeal of the licensing laws", dove vengono presentati a uno a uno tutti i componenti del gruppo, tranne Gianni Berardi, che ha l'onore o l'onere di aprire l'ultimo brano: "O ricco o fortunato"; il titolo dice tutto e infatti la canzone è l'ennesima denuncia di come il dio denaro possa dare privilegi a chi lo possiede.

Due ore di concerto tutto di fila, conclusosi all'01:10, dove la gente si è divertita, ha ballato, ha cantato e ha bevuto qualche buona birra. Provare per credere

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Concerto 1/2/08 - di Paolo Miserere - Blog Barcollo ma non mollo

Recensione del concerto dei Ned Ludd del 1/2/2008 a Frosinone.
Che grande serata di festa quella che si è svolta venerdì 1 febbraio alla Cantina Mediterraneo di Frosinone, dove hanno presentato in anteprima il loro album ‘Lavoro e dignità’ i Ned Ludd.
I Ned Ludd si sono presentati con una formazione ampia costituita da 7 musicisti: Gianluca Spirito (chitarra e bouzouki), Gianni Di Folco (fisarmonica), Angelo Pinna (rullante, bonghetti e velez), Claudio Merico (violino), Felice Zaccheo (chitarra, mandola e mandolino), Alessandro Mazziotti (zampogne, ciaramelle e flauto traverso) e Gianni Berardi (tamburi a cornice).
Ovviamente i Ned hanno dato ampio spazio alle canzoni dell’ultimo album, inserendo anche qualche brano ripescato dall’album d’esordio ‘A zero ore’ e qualche cover; il concerto è durato un paio d’ore ed i nostri, oltre ad essersi dimostrati molto affiatati dal punto di vista musicale, hanno fatto ballare e saltare il pubblico presente ed ancora una volta hanno dimostrato quanto ci si possa divertire suonando insieme.
La serata è iniziata con ‘Workanddignity’, canzone che apre anche l’album: la canzone si snoda con il lamento iniziale suonato dal violino di Claudio Merico e dedicato a Joe Strummer, per poi proseguire con la parte cantata in inglese da Gianluca Spirito e per concludersi infine con la parte recitata in italiano da Angelo Pinna, nell’insolita veste di fine dicitore.
Si va avanti con ‘Che tempi’, forse la canzone più corale dei Ned, e qui a farla da padrone sono, oltre al testo cantato egregiamente da Gianluca Spirito anche e soprattutto le zampogne e le ciaramelle del maestro Mazziotti.
Si rallenta il ritmo con ‘Chiuso per sciopero’ per poi elevarlo di nuovo con ‘Uomini socialmente inutili’ (ripescata dall’album ‘A zero ore’) in cui tutti i componenti dei Ned danno sfoggio di grande sapienza musicale e di coralità.
Si procede con ‘Olanda ‘74’, dedicata alla nazionale orange del 1974, in cui primeggiano i bonghetti di Angelo Pinna e la fisarmonica di Gianni Fisa.
C’è poi spazio per ‘Risorsa umana’ (risorsa umana chiamaci chi ti pare ma non noi lavoratori in carne ed ossa, questo il senso della canzone) e per la bellissima e corale ‘Dannata Jenny’ (anche questa ripresa da ‘A zero ore’), in cui folleggia nell’assolo finale il violino di Claudio Merico (nel disco d’esordio l’assolo finale di violino era ad opera di Marco Fabbri).
Si va avanti a tutta velocità con la strumentale ‘Alla riscossa’, dove hanno ampio spazio tutti i musicisti presenti.
Si passa poi a due delle più belle-popolari e tirate canzoni dei Ned, ossia ‘Se 36 ore’ e ‘Oggi hanno firmato’: in entrambe le canzoni vi è una coesione mai vista tra tutti i musicisti, con particolare menzione per il tamburello percussivo di Gianni Berardi, la mandola di Felice Zaccheo e la fisarmonica di Gianni Di Folco.
Si va verso il finale con la semi-strumentale ‘Tiranaria’ (anch’essa ripresa da ‘A zero ore’) per poi passare ad uno dei momenti più emozionanti della serata, ossia la riproposizione di ‘Sesto San Giovanni’ dei grandi Gang.
La canzone, oltre ad essere un gioiello del repertorio dei fratelli Severini, nella versione dei Ned Ludd fa commuovere con l’ottima prova canora di Gianluca Spirito ed il velez di Angelo Pinna a scandire il tempo.
Dopo l’emozione si chiude con ‘O ricco o fortunato’; il pubblico alla fine chiede i bis ed i Ned si concedono ancora generosamente con una bella versione de ‘L’isola che non c’è’ di Edoardo Bennato e ‘Career opportunities’ dei Clash, dove ancora una volta è un Gianluca Spirito in grande forma a folleggiare.
La serata si chiude infine con una versione illimitata di una tarantella improvvisata da tutti i musicisti e poi in particolare da Gianni Berardi e da Alessandro Mazziotti, che reggono il palco per parecchio tempo con zampogna e tamburello, e con il pubblico in estasi a seguirli e a ballare appassionatamente.
In definitiva un esordio con il botto per la presentazione del cd ‘Lavoro e dignità’ e sabato 9 febbraio si replica a Palestrina, ed anche lì ci sarà da divertirsi.

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